Nuove proposte da Quagga: intervista con il fondatore

Quagga – Vesta donna

 Quagga, azienda italiana che produce splendidi “piumini” cruelty-free e che già conosciamo (vedi qui), ha lanciato una nuova sfida etica e tecnologica: creare capi di vestiario utilizzando filato riciclato ottenuto da bottiglie di plastica.
Parliamo di questo – e di tante altre cose – con Stefano Bonaventura, ideatore e fondatore di Quagga.

 

– Quagga ha da poco lanciato una campagna di crowfounding per la realizzazione di magliette particolari. Ci puoi spiegare di cosa si tratta?

 Negli ultimi tre anni abbiamo cercato di diversificare la nostra proposta mettendo a punto una gamma di tessuti adatti ai mesi più temperati. Con il filato riciclato, ottenuto da bottiglie di plastica,  si possono ottenere anche supporti tessili più leggeri, perfetti per la confezione di tee-shirt, polo e felpe le cui caratteristiche sono apprezzabili dal pubblico più esigente e da chi manifesta reazioni allergiche indossando tessuti cotonieri, di per sé naturali e salubri ma spesso tinti con coloranti aggressivi in chissà quale luogo remoto del globo. Con questo filato si confezionano capi ecologici e riciclabili, che non necessitano di stiro, sono confortevoli, non si deformano e sono traspiranti e anti-odore grazie ad un trattamento esclusivo con ioni d’argento.

 

Noi seguiamo la filiera dalle bottiglie post-consumo raccolte da un consorzio di Cuneo e trasformate prima in filo continuo e poi lavorato con telaio circolare, infine tinto con coloranti certificati; tutto ciò avviene in un raggio di circa 60 km dal sito in cui vengono confezionati i capi, tra Novara e Torino.
Le tee-shirt si sono esaurite con grande rapidità per la vendita diretta e anche perchè molte sono state donate a sostegno di progetti di accoglienza a richiedenti asilo in provincia di Torino. Il crowdfunding delle polo e delle felpe invece è stato immaginato come anteprima, un lancio sui nostri social per arrivare all’autunno e proseguire le prevendite con i capi imbottiti, quelli per i quali siamo maggiormente riconosciuti dal pubblico di ecologisti e vegani.

 

 

Quagga – Polo donna

-Come si collega questa produzione a quella “storica” di Quagga, ossia ai piumini cruelty-free?

 Hanno in comune il principio della sostenibilità delle fasi di produzione ed il rigoroso made in Italy. Non è difficile confezionare capi primavera-estate cruelty free; tutte le tee, felpe e polo sono prive di fibre e materiali di origine animale, la nostra produzione però si differenzia per la filiera, interamente controllata, esattamente come quella delle nostre collezioni invernali per le quali possiamo certificare (e le etichette interne sono molto esaustive in merito) il percorso dalla fonte – la bottiglia – al laboratorio di confezione.
E’ questo che ci distingue da qualsiasi altro marchio al mondo e che rende il progetto Quagga unico nel suo settore.



-Ci sono altre novità in vista? In particolare, per la prossima stagione invernale?

 Certamente. Sono confermati i nostri capi icona come il parka donna Iopi e Plush, entrambi dotati con accessorio (opzionale) dedicato alle mamme in dolce attesa. Riproposti anche i nostri parka Baltica long e Baltica Field, amatissimi dal pubblico maschile.
Le novità sono essenzialmente due: il bomber Reinhold, un capo corto con estetica meno classica rispetto alla famiglia dei Baltica, che è un restyling del nostro Reinhold del 2011 (al tempo ottenne un successo entusiasmante); e il Double Woman e Double Man, capi double face con effetto lucido da una parte e eco-pellicciotto dall’altro.

 

-Hai altri progetti nel cassetto?

 Volevamo proporre già in questa stagione 17-18 due capi ad effetto lana cotta, ovviamente senza lana ma con fibre riciclate ed ecologiche.
E’ un progetto molto ambizioso, estremamente innovativo, richiede però più tempo e abbiamo deciso di protrarre i test con i prototipi realizzati che verranno valutati nei prossimi mesi: il loro comportamento al freddo, alla pioggia, alla neve ed ai lavaggi frequenti ci indicherà se siamo sulla strada giusta. Se così fosse, nel 2018 integreremo la nostra collezione urban tech tradizionale con alcuni capi dall’estetica veramente distintiva: caldissimi cappotti e giacche ad effetto laniero, ma senza fibre animali.

Quagga – Lopi con baby tool

-Ritieni che si stia sviluppando una maggiore sensibilità per la moda cruelty-free?

 Sicuramente è un trend in crescita, d’altra parte il nostro Paese è stabile attorno all’8% di popolazione vegetariana e vegana, dunque la più sensibile nella UE alla moda cruelty-free insieme a quella tedesca.
E’ un numero enorme di consumatori che quasi sempre, a fronte di proposte valide a prezzi accessibili, dimostra la propria sensibilità anche nel settore non food, privilegiando realtà produttive etiche e pulite.

 

Ricordo benissimo, sette anni fa, alle prime fiere e presentazioni del prodotto Quagga: “ma perchè la lana no? è naturale, e le pecore bisogna tosarle se no muoiono di caldo” oppure “imbottitura sintetica? preferisco le piume, mica fanno male a nessuno”.


Sono serviti molto alcuni programmi di denuncia passati sui canali mainstream, mi sembra che il pubblico oggi sia molto competente ed informato, ed è una fenomeno che ci fa sentire meno isolati e stravaganti.
La crescita della cultura antispecista purtroppo però non corrisponde necessariamente ad una crescita anche nell’economia del nostro Paese: impossibile proporre prezzi che possano competere con prodotti confezionati chissà dove, con chissà quale danno per l’ambiente e per il contesto sociale nel quale vengono realizzati. Impossibile, davvero.


E’ questa la nostra vera scommessa per il futuro: ottimizzare le nostre linee produttive e, grazie all’aumento del numero di capi confezionati, abbattere le spese fisse ed arrivare al pubblico con prezzi maggiormente competitivi.

 

Quagga - giubbotto Reinhold

Quagga – giubbotto Reinhold

-Pensi che sia un settore in espansione, con possibilità di lavoro anche per i giovani?

 

 Lo è davvero!
Ho da poco contribuito alla stesura della diciottesima tesi di laurea che ci vede come oggetto di analisi, come modello di sviluppo sostenibile, per l’associazione “Green Light for Business” dell’Università Bocconi di Milano.


E’ il futuro. Abbiamo saccheggiato il pianeta troppo a lungo, massacrato e sterminato miliardi di animali innocenti, il pianeta ci sta già presentando il conto; è il principio di Lorenz, l’effetto farfalla, tanti piccoli battiti d’ali che determinano cambiamenti terribili ed irreversibili: cambiamenti climatici, riduzione dei ghiacci, uragani terrificanti. La nostra terra sta male, ed è tutta colpa della mia generazione e delle due o tre che l’hanno preceduta.


Tanti piccoli movimenti hanno portato a tutto questo; i giovani dovranno produrne altrettanti, ma nella direzione opposta: sono loro che hanno in mano il destino del pianeta.

-Per concludere, un tuo pensiero per le lettrici e i lettori di VegFashion.

 Vorrei condividere il mio sogno, la mia visione. Ridurre. Non abbiamo bisogno di molto. Come ho detto prima: noi possiamo essere quei piccoli battiti d’ali, ma in direzione contraria.
Caro Stefano, grazie! E buon lavoro a te e a tutto il team Quagga! Per tutte le informazioni su Quagga e per acquisti, vedi qui.

Author: zappomao

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1 Comment

  1. Bellissimo articolo, però si scrive T-shirt, non tee-shirt. Il nome T-shirt viene proprio dalla forma del capo di abbigliamento (che è appunto a forma di T).

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