Guido Ceronetti non ci ha lasciati

Ultima passeggiata con Guido Ceronetti

Ultima passeggiata con Guido

(by Fabio) Pensando a Guido Ceronetti, all’uomo che mi mise sulla via del rispetto per gli animali e che è morto giovedì scorso a 91 anni, di cui gli ultimi 61 felicemente vissuti da vegetariano, mi sono ricordato che esattamente il 13 settembre del 1998 a Mantova feci la mia prima passeggiata con lui e, osservando quanto attentamente-accuratamente valutasse come evitare le vie più trafficate, pensai immediatamente a lui come ad un lupo tragicamente a disagio in città.

Dopo quel giorno mi capitò l’immenso privilegio e la gioia indicibile di rincontrarlo altre volte, una volta anche ad un suo spettacolo al quale mi recai in compagnia di Madame Vegfashion (al Piccolo di Milano, il 2 ottobre 2012), fino all’ultima volta di recente a giugno a Cetona, dove tacitamente ci siamo salutati-congedati con grande affetto e serenità, trovandolo assai piacevolmente ben accudito in buone mani e perfettamente lucido, accogliente e speciale in modo semplice, come era ed è stato di persona sempre, anche stavolta, che subito ci invitò a cena da lui, e appena lo abbracciammo-baciammo e ci disse: “Vedete come sono diventato vecchio”, alla nostra risposta: “Ma Guido, è da quando ti conosciamo che lo dici”, subito replicò: “Ah davvero? Beh mi sa che stavolta ci siamo!”, e sorrise nel suo modo unico e indimenticabile.

Primo incontro con Ceronetti

Poi cenando con quel che ci aveva fatto preparare amorevolmente e meticolosamente, lui con una minestrina e poco altro ma anche lui con il vino, e dopo aver parlato allegramente a ruota libera di tutto e della Campo, di Celine e altro come se niente fosse, ci accordammo per uscire l’indomani mattina, perché lui (diceva) non passeggiava, usciva. E l’indomani uscimmo, dopo che senza fretta fu aiutato a prepararsi e ci firmò generosamente qualche dedica per gli amici, e dandogli il braccio mentre cominciava a canticchiare tra sé appena si trovava davanti a un ostacolo, andammo con il suo passo spedito a spasso-passeggio, salendo alla biblioteca comunale, dove volle mostrarci una sala con il suo lascito librario, e dove in una stanza riservata è custodito-ospitato parte del materiale di scena del Teatro dei Sensibili, con alcune scenografie di Lina Sari (e persino qualche sua poesia messa in musica dal sottoscritto).

Sulla porta di casa di Ceronetti

Passeggiare e stare a tavola con Guido Ceronetti è sempre stato incredibilmente facile e bellissimo, e incominciai ad andare ai suoi spettacoli mostre e conferenze che non ero ancora vegetariano, ma lo diventai, anche grazie a lui (ma non solo), ed era bello vederlo assorto in quel che mangiava, anche quando poteva capitare che gli sedesse accanto qualcuno di inopportunamente  logorroico, al quale annuiva vagamente, senza adirarsi o creare imbarazzo, continuando a gustarsi attentamente il cibo, che sceglieva accuratamente, integrandolo con quel che aveva nel cestino di semi e gallette che portava sempre con sé a tavola, offrendone. L’ultima volta fu bella come tutte le altre, e dei due ultimi giorni a Cetona ricordo la tinta sabbia su quasi tutto il ripido borgo, che a bordo strada e sui muretti era fiorito di capperi, con gatti sornioni ad ogni angolo, e con in volo tantissime rondini che garrivano in festa, volteggiando sulla sua ultima estate, gareggiando col frinire delle cicale. Animali che mi è piaciuto pensare lo stessero magicamente accudendo, come se sapessero quanto Ceronetti avesse sempre scritto in difesa degli animali e intorno agli animali, talmente tanto verrebbe da dire guardando le 200 pagine di citazioni raccolte da Cacchio (purtroppo con troppi imperdonabili refusi), come se parlare di animali fosse stato per Ceronetti un imprescindibile lievito alimentare in fiocchi, da sbriciolare sulle pietanze per tonificare il cibo, e anche i suoi scritti incommensurabili.

P.S. Nei coccodrilli il giorno dopo la sua morte si è scritto-letto tanto, ma ben poco di sbagliato quanto il titolo di Repubblica, che lo ha definito (incresciosamente) burattinaio, invece che marionettista; e viceversa su Guido Ceronetti ben poco si è detto di perfettamente calzante come le parole di Monica Gazzola, che lo ha salutato come “caro poeta dell’ anarchica  rivendicazione di un divino compassionevole”.

Chi lascia un’ opera come la sua, non si può certo dire che ci abbia lasciati e che non resterà con noi finché ci reggerà il cuore, né che la sua soglia sia stata murata, finché il suo duro lavoro continuerà a darci gioia e ad d’esserci d’antidoto.

Fabio

 

Author: VegFashion

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