Ecopelle, similpelle, pelle sintetica: attenzione, non tutte sono cruelty-free!

Nell’acquistare scarpe, borse e giacche, attenzione alle etichette e alla descrizione dei materiali: i termini ecopelle, similpelle, finta pelle, vegan leather, pelle sintentica in PU non sono tutti sinonimi.
L’ecopelle e le sue varie accezioni (ecocuoio, cuoio ecologico, pelle vegetale, ecoleather e similari) è pelle di origine animale. Si differenzia dalla pelle e dal cuoio normalmente utilizzati nella produzione di scarpe e borse perchè viene prodotta seguendo un protocollo a basso impatto ambientale stabilito dalla norma Uni 11427-2015 “Cuoio – Criteri per la definizione delle caratteristiche di prestazione di cuoi a ridotto impatto ambientale”. Quindi ecopelle non è affatto un sinonimo di similpelle o finta pelle!
La confusione tra i termini deriva dal fatto che, quando comparvero i primi prodotti cruelty-free ed ecocompatibili, per distinguerli da quelli semplicemente in plastica, si adottò appunto il termine “ecopelle”. Ma poi tale termine è stato definito normativamente appunto come riservato al cuoio lavorato a basso impatto ambientale. Pertanto, anche se ancora oggi spesso semplificando si dice “ecopelle” per indicare materiali eco-compatibili e vegani (talvolta lo facciamo anche nei nostri articoli qui in VegFashion!), attenzione quando si tratta di acquistare in negozi o siti non esclusivamente dedicati al cruelty-free!

Con i termini finta pelle, pelle sintetica, similpelle, vegan leather e sky si intende invece un materiale che non contiene pelle animale.

Nae Shoes – airbag riciclati

Può essere un prodotto totalmente di sintesi, oppure derivato dal riciclo – come la microfibra Dinamica utilizzata da Beyond Skin, realizzata in Italia utilizzando al 100% bottiglie di plastica riciclate, o la finta pelle creata con air-bag riciclati di Nae Shoes,  o i tessuti ricavati da nylon riciclato, pneumatici, cartone, gomma e sughero utilizzati da Matt&Nat.

Infine, può trattarsi di un tessuto – cotone, lino, canapa o tessuti sintetici – sul quale è stato “spalmato” un materiale sintetico e plastico come il poliuretano (è questo il caso della denominazione pelle sintetica in PU).

Similpelle in fibra di foglie di ananas

La pelle sintetica è un prodotto dalle alte performance e standard di qualità e la maggior parte delle aziende impegnate nel cruelty-free utilizzano tecniche di lavorazione che riducono l’impatto ambientale e garantiscono la tutela dei lavoratori.
In particolare, tutti i brand e tutte le aziende di cui parliamo in VegFashion, oltre ad essere cruelty-free, seguono gli standard internazionali che garantiscono l’ecosostenibilità e il rispetto dei lavoratori.
Negli ultimi anni, aumentando la sensibilità nei confronti dell’ecologia e il rifiuto nei confronti dello sfruttamento degli animali, si sta sempre più sviluppando la ricerca su nuove fibre tessili ecologiche e sostenibili, oltre alle alternative sintetiche di derivazione petrolchimica: la “pelle” d’ananas Pinatex (utilizzata anche da Adidas e Puma, oltre che dal brand cruelty-free Nae Vegan Shoes), le scarpe in canapa di Vave Shoes, i prototipi di “pelle” derivata dagli scarti della spremitura dell’uva Wineleather, fino ad arrivare alla pelle vera ma creata in laboratorio da Modern Meadow con il marchio Zoa.

Similpelle Wineleather

In ogni caso, la pelle sintetica, anche se derivante dall’industria della plastica, grazie a normative sempre più stringenti, ha visto ridurre progressivamente il proprio impatto ambientale e l’uso di residui tossici: la plastica odierna è senz’altro più ecosostenibile rispetto a qualche decennio fa. Nell’Unione Europea vige il sistema Reach, regolamento istituito dell’Unione Europea per migliorare la protezione della salute umana e dell’ambiente con riferimento alle sostanze chimiche. La Commissione Europea ha istituito il Rapex (Rapid alert system for dangerous non food products). Si tratta di un sistema di allerta a disposizione degli Stati membri, che dopo aver accertato la pericolosità di un prodotto e aver preso gli opportuni provvedimenti, come il ritiro del prodotto stesso, o lanciato un avvertimento, informano la Commissione europea attraverso il Punto di contatto nazionale, che in Italia è istituito presso il ministero dello Sviluppo economico. Compito della Commissione, grazie al Rapex, è quello di pubblicare settimanalmente le segnalazioni fatte dagli Stati membri e migliorare così lo scambio di informazioni a livello europeo, al fine di prevenire i rischi causati da prodotti dannosi.

Infine, ricordiamo che la legge n.55 dell’8 aprile 2010 obbliga l’industria della moda a garantire che l’indicazione “made in Italy”, esposta sui cartellini, sia utilizzata solo se almeno due delle principali fasi di lavorazione si siano svolte sul territorio nazionale e se abbiano rispettato la normativa ambientale e qualitativa del paese.

Quindi: occhi all’etichetta! E per maggior sicurezza, consigliamo di acquistare esclusivamente marchi vegan, e sempre in negozi e siti on-line esclusivamente cruelty-free!

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Vetrina di calzature e borse cruelty-free da Ethikos

Vetrina di calzature cruelty-free da Altrotipo

 

Author: VegFashion

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