Pelle e cuoio: sottoprodotti o crudeltà?

Allevamento di vitelli

Molte persone, anche tra coloro che amano gli animali, indossano scarpe e borse in pelle e cuoio, con la motivazione che sarebbero sottoprodotti della macellazione per la carne e, quindi, si tratterebbe “solo”  di una forma di “riciclaggio” di uno scarto. Ma la pelle e il cuoio sono davvero un sottoprodotto? No! La produzione del pellame per abbigliamento e accessori fa parte integrante dell’industria della carne e, per alcune tipologie, costituisce addirittura l’esclusiva  ragione per cui milioni di animali vengono uccisi.

Pelle e cuoio vengono utilizzati in svariati tipi di accessori e indumenti: scarpe, cinture, portafogli, giacche, borse e valigie. Spesso vengono anche utilizzati per i rivestimenti di divani e macchine.

Per “pelle” o “pellame” si indica in maniera generica la macro categoria che include genericamente il derma degli animali. Per “cuoio” si intende il pellame di origine solitamente bovina, che ha una tempra molto rigida e uno spessore elevato (dai 3 millimetri fino ai 6 millimetri di spessore) usato nella maggioranza dei casi per realizzare la suola delle scarpe e tutti i prodotti dove è richiesto un materiale duro e resistente. Nelle lingue anglosassoni non esiste differenza fra i due termini: tutto il materiale di origine animale viene chiamato genericamente “leather”.

Si tratta per lo più della pelle di mucche e bovini di vario genere provenienti sia dall’allevamento intensivo da carne e latte, sia da allevamento specifico per la pelle, dove è la carne ad essere il un prodotto secondario.

La vendita della pelle costituisca la metà dei profitti dei mattatoi che macellano bovini. La pelle non è un sottoprodotto, è un prodotto che sta quasi sullo stesso piano di quello principale.

La produzione di pelle ha un giro d’affari diretto che vale 50 miliardi di dollari all’anno ed è intimamente legata all’industria della carne rossa, che a sua volta ha un giro di affari intorno ai 100 miliardi di dollari l’anno, senza considerare il valore di altri derivati come latte o lana.

Gli industriali della concia affermano di svolgere un ruolo benefico ai fini ambientali, perché ci libererebbero da un rifiuto prodotto dall’industria della carne. Ma il giro di affari complessivo che ruota intorno alla pelle, stimato in mille miliardi di dollari all’anno, è così imponente che è difficile concepirlo come un settore di riutilizzo di scarti (per approfondire, vedi qui il rapporto del CNMS-Centro Nuovo Modello di Sviluppo).

La pelle più morbida e lussuosa proviene dalla pelle di giovani vitelli maschi provenienti dall’industria del latte. Anche in questo caso, i vitelli – e le loro madri – sono sottoposti ad atroci sofferenze e morte prematura a causa dell’industria del pellame.

Pelle di mezzo vitello

La mucca “da latte” per produrre latte deve – come tutti i mammiferi – partorire un figlio. Questi vitellini che nascono come sottoprodotto del latte vengono sottratti alle madri a pochi giorni dalla nascita e rinchiusi in minuscoli recinti, per essere poi macellati. Acquistare pelle di vitello contribuisce al terribile trattamento cui sono sottoposti i vitellini, ai maltrattamenti causati dall’industria del latte, e all’intera industria della carne, basata sullo sfruttamento degli animali.

Ogni anno vengono conciate più di 300 milioni di pelli di mucca, e più di 500 milioni di pelli di pecora e di agnello. Anche nel caso in cui si tratti di prodotti secondari dell’industria alimentare, le condizioni in cui vengono allevati questi animali sono le stesse di ogni produzione intensiva: sovraffollamento, stress, torture di ogni genere e macellazione. Comprare indumenti in pelle significa avallare le catene di smontaggio di animali, i macelli industriali, dove gli animali vengono uccisi e fatti a pezzi, utilizzando ogni parte del loro corpo.

Ancora: la gran parte della pelle utilizzata per scarpe, borse e accessori, proviene da Paesi in cui l’allevamento e la macellazione degli animali vengono effettuati con modalità ancor più cruente che in Europa, al di fuori di qualsivoglia sistema di vigilanza e tutela. Quindi, acquistando quei prodotti, si contribuisce alla continuazione e alla prosperità di quella tipologia di allevamento.

Uno dei maggior produttori mondiali di pellame bovino è l’India. Da un’indagine della PETA americana risulta che la pelle negli USA, ma anche in vari paesi europei, e’ spesso importata dall’India, e l’industria della pelle continua a sottoporre mucche ed altri animali a crudeltà terribili durante il trasporto e la macellazione. Il video della PETA testimonia le infinite sofferenze cui vengono sottoposte mucche e vitelli lungo il percorso per condurli nei luoghi di macellazione – Bangladesh, Pakistan o in uno stato indiano in cui la mattanza delle mucche è consentita – e le crudeli modalità di uccisione.

PETA: Leather Infographic

Attenzione: anche se acquistiamo calzature con il marchio “Made in Italy”, ciò non significa che la pelle e il cuoio siano prodotti da allevamenti italiani! Significa solo che il prodotto finito è realizzato in Italia, mentre il pellame e il cuoio di regola vengono importati da India e Cina.

Sintetizzando, con le parole di Stella McCarney: «La pelle non è un sottoprodotto dell’industria alimentare, bensì il principale co-prodotto. Questo significa che acquistare capi in pelle e cuoio contribuisce direttamente agli orrori di cui si macchiano gli allevamenti intensivi di animali» (qui il video idell’intervista).

Altre specie di animali sono cacciate e uccise esclusivamente per la pelle: zebre, bisonti, bufali d’acqua, canguri, foche, coccodrilli, lucertole e serpenti, una strage infinita.  Si tratta spesso di animali in via di estinzione che vengono cacciati unicamente per questo scopo oppure di animali allevati, legalmente e illegalmente, con modalità crudeli, per ricavare indumenti dalla loro pelle.

Pelle di coccodrillo

Per ricavare il massimo profitto, le pelli devono essere il più possibile integre. Per raggiungere tale scopo, gli animali vengono sottoposti a morti cruente. In particolare, ai coccodrilli, inchiodati a un albero per la testa, viene praticata un’incisione sulla parte posteriore del capo e, afferrata la pelle, vengono “sbucciati” in un sol colpo (questo per mantenere la flessibilità della pelle). I corpi, nudi, rimangono abbandonati in questa posizione, torturati dalle zanzare, sino a che giunge, finalmente, la morte (qui l’inchiesta de l’Espresso).

Borsa Hermès in coccodrillo

Quanto alla pelle di struzzo, assai richiesta per scarpe e borse, rappresenta circa l’80% del valore dell’uccello macellato, e negli allevamenti di struzzi è la carne ad essere venduta come sottoprodotto. Quindi, si può dire che gli struzzi vengono allevati ed uccisi per produrre pellame per scarpe e borse, e la carne è un sottoprodotto di tale industria, e non viceversa. Qui l’inchiesta PETA.

Piccoli struzzi in allevamento

Sono poi da considerare anche le questioni ambientali: il processo di concia della pelle è molto tossico. La maggior parte della pelle viene conciata utilizzando cromo ed altre sostanze pericolose, che si riversano nelle falde acquifere nelle vicinanze delle concerie, con alti livelli di piombo, cianuro e formaldeide, pericolosi per l’uomo e per l’ecosistema. Mentre la maggior parte delle fabbriche in Europa e in America sono sottoposte a controlli severi, non si può dire lo stesso della vasta industria della pelletteria in Cina e nei Paesi asiatici, dove nascono molte borse, giacche e scarpe, compresi molti prodotti destinati al mercato del lusso. La concia al cromo è più veloce rispetto alla concia vegetale e produce una pelle morbida che è migliore per borse e cappotti di fascia alta, quindi non c’è alcun incentivo per le fabbriche a cambiare.

Per concludere: per opporci alle crudeltà contro gli animali, boicottiamo ed evitiamo scarpe, borse, cinture, portafogli, cappotti e ogni tipo di accessorio in pelle e cuoio! Ci sono oggi tante aziende che producono bellissime calzature ed accessori in materiali alternativi, rispettando animali ed ambiente. Diciamo NO a pelle, pelle scamosciata, suede, Nabuk, cuoio, nappa, cocco e pelli esotiche, e sostituiamo con materiali sintetici (Alcantara, Lorica, Vegetan, Microfibra, finta pelle) o, meglio, vegetali: sughero, canapa, cotone e i fantastici materiali ricavati dalla buccia della frutta (ananas, mela, uva, banana: Pinatex, Pellemela, Wineleather, Ligneah, Fruitleather, Banana Paper).

Per districarsi tra le diverse etichette, e per conoscere tutte le alternative alla pelle animale, clicca qui.

Qualche suggerimento? Sfogliate il nostro VegFashion! Nella sezione “Moda”, tante pagine dedicate a scarpe, borse e accessori tutti cruelty-free!

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Author: VegFashion

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