Pelle sintetica e finta pelle: come scegliere veg e eco-sostenibile

Con i termini finta pelle o pelle sintetica (detta anche similpelle, vegan leather e sky) si intende un materiale che non contiene pelle animale. Ma di cosa è fatta? La finta pelle si divide in due diverse macro-tipologie di materiali: o un tessuto su cui è stato “spalmato” un polimero, ossia un materiale sintetico; oppure un materiale totalmente di sintesi. In entrambe i casi, la procedura e il materiale finale possono essere eco-sostenbili oppure inquinanti e, quindi, è importante verificare le etichette e indirizzare al meglio le nostre scelte.

Vediamo nel dettaglio:

  • 1) Un tessuto sul quale è stato “spalmato” un polimero, ossia un materiale sintetico. Negli ultimi anni, aumentando la sensibilità nei confronti dell’ecologia e il rifiuto nei confronti dello sfruttamento degli animali, si sta sempre più sviluppando la ricerca su nuove fibre tessili ecologiche e sostenibili: la “pelle” d’ananas Pinatex (utilizzata anche da Adidas e Puma, oltre che dal brand cruelty-free Nae Vegan Shoes), le scarpe in canapa di Vave Shoes, i prototipi di “pelle” derivata dagli scarti della spremitura dell’uva Wineleather, la “pelle” di mais utilizzata da Solari Milano, la “pelle” di mela (Appleskin) utilizzata da Miomojo. Tutti questi materiali naturali vengono protetti con una “spalmatura” in poliuretano (PU). Attenzione: vi sono ancora aziende che utilizzano per la “spalmatura” il PVC, materiale tossico e inquinante. il PVC tende ad essere eliminato dalle normative più recenti, per lo meno in Europa, in quanto nel tempo può lasciare sulla pelle dell’utente residui di monomero nocivi, ma viene purtroppo ancora utilizzato in diversi paesi dell’Est e dell’estremo oriente per realizzare pelle sintetica che viene poi anche esportata, e viene tutt’ora utilizzato da certi brand c.d. del lusso (ad esempio da Luis Vuitton per il suo Canavan con logo);
  • 2) Un prodotto totalmente di sintesi. Se derivato dal riciclo, è un’ottima scelta in termini di eco-sostenibilità – come la microfibra Dinamica utilizzata da Beyond Skin, realizzata in Italia utilizzando al 100% bottiglie di plastica riciclate, o la finta pelle creata con air-bag riciclati di Nae Shoes,  o i tessuti ricavati da nylon riciclato, pneumatici, cartone, gomma e sughero utilizzati da Matt&Nat.
  • A queste due tipologie, si è aggiunta di recente una “pelle sintetica” a sé stante: la pelle vera ma creata in laboratorio da Modern Meadow con il marchio Zoa.

Dinamica – microfibra da riciclo

La pelle sintetica è un prodotto dalle alte performance e standard di qualità e la maggior parte delle aziende impegnate nel cruelty-free utilizzano tecniche di lavorazione che riducono l’impatto ambientale e garantiscono la tutela dei lavoratori.
In particolare, tutti i brand e tutte le aziende di cui parliamo in VegFashion, oltre ad essere cruelty-free, seguono gli standard internazionali che garantiscono l’ecosostenibilità e il rispetto dei lavoratori.

In ogni caso, la pelle sintetica, anche se derivante dall’industria della plastica, grazie a normative sempre più stringenti, ha visto ridurre progressivamente il proprio impatto ambientale e l’uso di residui tossici: la plastica odierna è senz’altro più ecosostenibile rispetto a qualche decennio fa. Nell’Unione Europea vige il sistema Reach, regolamento istituito dell’Unione Europea per migliorare la protezione della salute umana e dell’ambiente con riferimento alle sostanze chimiche. La Commissione Europea ha istituito il Rapex (Rapid alert system for dangerous non food products). Si tratta di un sistema di allerta a disposizione degli Stati membri, che dopo aver accertato la pericolosità di un prodotto e aver preso gli opportuni provvedimenti, come il ritiro del prodotto stesso, o lanciato un avvertimento, informano la Commissione europea attraverso il Punto di contatto nazionale, che in Italia è istituito presso il ministero dello Sviluppo economico. Compito della Commissione, grazie al Rapex, è quello di pubblicare settimanalmente le segnalazioni fatte dagli Stati membri e migliorare così lo scambio di informazioni a livello europeo, al fine di prevenire i rischi causati da prodotti dannosi.

Corn leather (pelle di mais)

Infine, ricordiamo che la legge n.55 dell’8 aprile 2010 obbliga l’industria della moda a garantire che l’indicazione “made in Italy”, esposta sui cartellini, sia utilizzata solo se almeno due delle principali fasi di lavorazione si siano svolte sul territorio nazionale e se abbiano rispettato la normativa ambientale e qualitativa del paese.

Quindi: evviva la pelle sintetica e la finta pelle! Meglio se provenienti da materiali 100% ecocompatibili, ovviamente. Quindi: occhio all’etichetta!

Pinatex – pelle in fibra di foglie di ananas

Author: VegFashion

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