Fleather: dall’India la “pelle di fiore” vegana

Fleather (photo Phool)

Fleather è un nuovo materiale tessile, simile alla pelle, ricavato utilizzando gli scarti di fiori provenienti da templi e moschee indiani, scaricati nel fiume Gange. E’ realizzato da una startup indiana con sede a Kanpur chiamata Phool (“fiore” in hindi), fondata da  Ankit Agarwal, un giovane ingegnere indiano premiato con moltissimi riconoscimenti internazionali.

Fleather è delicata, traspirante e liscia al tatto, e si presta a  diverse lavorazioni. E’ biodegradabile al 100%: si decompone completamente in circa 90 giorni quando viene interrata. Grazie al riutilizzo dei fiori, il team di Phool impedisce ogni giorno a 7.600 kg di fiori di scarto e a 97 kg di sostanze chimiche tossiche di entrare nel fiume e fornisce mezzi di sussistenza a 1200 famiglie rurali e dà lavoro a 73 donne. Fleather nel 2021 ha vinto il PETA India’s Best Innovation in Vegan Fashion Award, ed è stato finalista dell’Earthshot Prize 2022, che premia soluzioni ambientali innovative.

L’idea è dirompente, anche perché il luogo di nascita di Fleather, la città di Kanpur, è il principale centro dell’industria indiana della lavorazione delle pelle animale che, al contrario,  pone diversi rischi ambientali:  il processo di concia e trattamento della pelle animale consuma moltissima energia e acqua e richiede l’utilizzo di prodotti chimici, con rilascio di metalli pesanti tossici che possono avvelenare i corpi idrici. Così pure, l’allevamento del bestiame per procurarsi la pelle, oltre a comportare sofferenze e morte, produce gas serra e contribuisce alla deforestazione.

Lavoratrici di Phool (photo Phool)

La storia di Phool e della pelle vegana Fleather  è iniziata sulla riva del Gange, quando Ankit Agarwal è tornato nella città natale, Kanpur. Il Gange è ritenuto dagli indù il più sacro di tutti i fiumi. Ma lo spettacolo che ha accolto Agarwal lo ha sconvolto: la spazzatura galleggiava sull’acqua grigia, visibilmente inquinata. Tra la sporcizia c’erano tonnellate di fiori riversati nel fiume dai templi e dai fedeli. I fiori sono usati nei rituali indù e sono considerati sacri, e non possono essere smaltiti insieme ad altri rifiuti. Depositarli in un fiume fa parte del rituale e, di conseguenza, i fiori vengono scaricati quotidianamente nei corpi idrici dove rilasciano sostanze chimiche nocive per i pesticidi che contengono e alla fine si decompongono in pacciame che contamina l’acqua. Nonostante l’evidente sporcizia e l’inquinamento, i devoti fanno bagni cerimoniali nel Gange e ne bevono l’acqua sacra.

Tutto ciò ha spinto Agarwal a cercare una soluzione. Nel 2017, ha fondato Phool. La società è sostenuta dal prestigioso Indian Institute of Technology di Kanpur e conta tra i suoi investitori la star di Bollywood Alia Bhatt.

Fleather – Ankit Agarwal e gli scienzati di Phool (photo Phool)

Ogni mattina operatori di  Phool girano intorno ai templi di Kanpur raccogliendo i fiori di scarto prima che vengano scaricati nel fiume. Dal 2017, più di 11.060 tonnellate di scarti di fiori raccolti ogni giorno da templi e moschee dell’Uttar Pradesh sono stati riciclati presso PHOOL.

Il primo prodotto realizzato con i fiori recuperati, sono stati bastoncini di incenso, realizzati con i petali essiccati e polverizzati impastati con oli essenziali. Poi è iniziata la produzione di colori holi (“gulaal”), vermicompost e “Florafoam”, un’alternativa compostabile al polistirolo, realizzati lavorando fiori secchi con funghi naturali.

PHOOL Steps Fleather

Durante le diverse lavorazioni, l’azienda ha scoperto che i fiori di scarto lasciati fermentare producono uno strato biancastro, una sottile rete fibrosa di microrganismo fungino che trae nutrimento dalla cellulosa contenuta nei fiori. I ricercatori di Phool hanno così iniziato a sperimentare, alimentando i rifiuti di fiori con diversi ceppi microbici, modificando la temperatura e l’umidità per vedere come sarebbe cresciuto in condizioni controllate in un laboratorio. Questo è stato l’inizio di Fleather, che Phool ha iniziato a produrre nel 2021. Per realizzare il materiale oggi, il team inizia con piccoli volumi di microbi in boccette in un’incubatrice che vengono gradualmente ingranditi alimentandoli con il liquido floreale ricco di sostanze nutritive. Una volta che il liquido che scorre liberamente si trasforma in un impasto denso, indicando che il microbo ha raggiunto la maturità, la miscela viene versata in vassoi per spingere la crescita fibrosa a prendere la forma di un foglio continuo.

Il vassoio viene poi fatto riposare per alcuni giorni durante i quali prende forma uno strato interconnesso che ricorda la crosta di un formaggio brie. Viene quindi conciato utilizzando una soluzione di polvere di corteccia d’albero, essiccato, tinto e goffrato con un motivo a serpente o coccodrillo. Il risultato finale è un foglio morbido ed elastico che sembra incredibilmente simile alla pelle di animale.

Prototipi di borsette e portafogli in Fleather (photo Phool)

Finora Phool è stato in grado di realizzare diversi prototipi Fleather – portafogli, borse a tracolla, sandali e scarpe da ginnastica. Phool sta ora lavorando con PVH, la casa madre di Calvin Klein e Tommy Hilfiger, e anche il brand Anita Dongre ha mostrato interesse. Ankit Agarwal e la sua équipe di scienziati stanno studiano come migliorare al massimo la robustezza del materiale.

Che rivoluzione gentile, indossare pelle di fiori e foglie, invece che cadaveri animali!

Grazie Ankit Agarwal, e buon lavoro!

 

Fonti:

https://www.bbc.com/future/article/20221208-fleather-the-vegan-leather-made-of-indias-flower-waste

https://www.veganfirst.com/article/fleather-the-new-vegan-and-eco-friendly-leather-solving-gangas-floral-waste-problem

https://vegconomist.com/fashion-design-and-beauty/leather-alternatives/fleather-vegan-leather-from-upcycled-temple-flowers/

 

Author: VegFashion

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