GANNI – Copenaghen – la nuova it-bag eco-veg Bou

La Copenaghen Fashion Week, che già aveva messo al bando le pellicce dal 2023, ha adottato una revisione del regolamento che impone a tutti i brand che vogliono sfilare il divieto di utilizzare pelli esotiche e piume esotiche a partire dal 2025.

Per la produzione di pelli esotiche (quali pitone, coccodrillo, lucertola), sono utilizzate pratiche tra le più terrificanti: i serpenti vengono gonfiati ancora vivi per mantenere la pelle intatta, le lucertole vengono brutalmente decapitate, i coccodrilli sono detenuti in condizioni terribili e spesso scuoiati ancora vivi.

Ovviamente, l’iniziativa danese è osteggiata e ridicolizzata dalla lobby dell’industria del pellame: A nostro modesto avviso, in Danimarca cercano più banalmente di posizionarsi: emergere nella gerarchia delle settimane della moda è difficilissimo, una mossa come il bando alle pelli esotiche è utile almeno ad avere qualche giorno di buona stampa negli ambienti glam-animalisti” chiosa la newsletter del mensile “La Conceria”, organo di informazione di produttori e utilizzatori di pellame animale (28/3/2024).

Ma non è così: la notizia della scelta di Copenaghen, lungi dal circolare solo in una ristretta cerchia di animalisti, ha avuto ampio risalto nella stampa di settore, da Elle a Harper’s Bazar, con commenti positivi. Segno che qualcosa, lentamente (sempre troppo lentamente, purtroppo), sta cambiando anche nella sensibilità diffusa. A partire dall’iconica campagna Peta del 1995 con Naomi Campbell e altre top a recitare “I’d rather go naked then wear fur”, passando per lo straordinario esempio di Stella McCartney con le sue collezioni totalmente cruelty-free e per i piccoli e grandi brand che sperimentano nuovi materiali ecosostenibili e vegani, e grazie all’impegno costante di associazioni e singoli in difesa dei diritti degli animali non umani, anche il mondo della moda sta cambiando.

Liana Paberza – Chimericwear in stampa tessile digitale

Già altre fashion week – tra cui Melbourne dal 2022, Helsinki dal 2019 e Stoccolma dal 2020 – hanno adottato misure simili, e sono sempre di più le griffe che hanno scelto di non utilizzare pellicce: a partire da Calvin Klein, tra i primi a scendere in campo per dire no alla real fur, e poi Armani, Vivienne Westwood, Chanel, Burberry, Balenciaga, Alexander McQueen, Valentino, Prada.

La messa al bando di pelli esotiche e pellicce si inserisce in un programma più ampio della Copenaghen Fashion Week, che mira a responsabilizzare l’industria della moda: la strategia – consultabile sul sito di CPHFW, assieme ai report con i risultati a annuali del programma – obbliga tutti i marchi che vogliano essere inclusi in calendario a rispettare 18 requisiti minimi di sostenibilità che abbracciano sei macro-aree: orientamento strategico, etica del design di prodotto, materiali, condizioni di lavoro, coinvolgimento dei consumatori e produzione dell’evento (che si tratti di sfilata o semplice presentazione) all’interno della fashion week.

In sostanza, le griffe a Copenaghen presentano collezioni con almeno il 50% di tessuti sostenibili di nuova generazione, riciclati o riciclabili, monitorano la carbon footprint dei propri défilé – vale a dire le emissioni di gas serra necessarie affinché un evento si svolga –, non distruggono l’invenduto o i campioni delle stagioni precedenti e s’impegnano a far sì che tutti i collaboratori siano ben informati sul percorso di sostenibilità intrapreso dal brand.

E speriamo che, un passo alla volta, si arrivi al divieto di utilizzare le pelli di tutti gli animali!

Coccodrilli